Vittorini, Brancati e Quasimodo offrirono, più o meno direttamente, i tre diversi temi siciliani al cinema. La Sicilia come "mondo offeso"; la Sicilia come teatro della commedia erotica; la Sicilia come luogo di bellezza e di verità. Quest'ultimo tema è stato, per così dire, il più sfortunato: appunto perché il più difficile; il più arduo da rendere, da articolare, da motivare al di fuori della condizione e grazia della poesia, qual è appunto in Quasimodo. [...]Ma gli altri due temi - la Sicilia "mondo offeso", la Sicilia comico - erotica - hanno dato al cinema italiano opere tra le più significative dalla fine della guerra ad oggi: da La terra trema di Visconti a Divorzio all'italiana di Germi, da Anni difficili di Zampa al Salvatore Giuliano di Rosi.



Tratto dalla raccolta di saggi "La corda pazza", Einaudi, 1970 - Leonardo Sciascia


Il Paesaggio nella Filmografia Siciliana

Del paesaggio come anche della violenza, dell'emarginazione sociale, della difficile condizione umana la filmografia siciliana ha creato uno stereotipo per nulla rispondente alla realtà. Leonardo Sciascia nel suo saggio "La corda pazza" parlando del film Vulcano prodotto dalla Panaria Film siciliana lamenta alla casa cinematografica la produzione di film, come appunto Vulcano, che invece di dare della " Sicilia, della sua vita, dei suoi problemi vero e profondo ragguaglio, abbia cominciato con un film falso e sciocco".
Cesare Brandi citato da Leonardo Sciascia a proposito del film di Michelangelo Antonioni l'Avventura scrive parlando della città di Noto in cui furono girate le scene del film "Codesta città dunque, s'incontra ancor più come una cosa morta che come cosa viva, restituita da un naufragio, risollevata da un cataclisma "L'effetto di finta prospettiva, insieme con questo senso di entrare in una pittura".Queste strade dunque, nonché risolversi, come certa facile critica potrebbe dedurre, in un effetto più decorativo che strutturale, esasperano la qualità stessa dell'architettura, di creare una spazialità propria e di precluderla all'esistenza, che vi sarà solo tollerata".
E' il paesaggio subisce nella trasposizione cinematografica una trasformazione grottesca: da arioso e spettacolare, armonioso e ricco di colori, diventa brutto, pietroso, ostile come i temi descritti della vita e della convivenza sociale, come i rapporti tra politica e mafia.
Nei film per la tv sulle vicende del Commissario Montalbano di Andrea Camilleri, il paesaggio si arricchisce della sua vera realtà e diventa messaggero di un territorio, il paesaggio ibleo, che viene apprezzato, amato, desiderato.
Scicli in particolare con la via Francesco Mormina Penna, palazzo Municipio, la Stanza del Sindaco, Piazza Italia, il quartiere medievale di S. Bartolomeo, S.Matteo, Piazza Busacca, la Fornace Penna, il lungomare di Donnalucata, le riprese aeree del territorio ne rappresenta, nella fortunata serie televisiva in cui si intrecciano le indagini poliziesche di Salvo Montalbano, e più di altri l'elemento scenografico più pregevole ed incantevole.

Il paesaggio così da aspro, pietroso ed inospitale come rappresentato nella lunga filmografia ambientata sulla Sicilia quali "Vulcano" di William Mieterle, "l'Avventura" di Antonioni, "Kaos" dei fratelli Taviani, "La terra trema" di Luchino Visconti, "Salvatore Giuliano" di Francesco Rosi, "Divorzio all'italiana" di Pietro Germi e tanti altri, si trasforma così, come per incanto, in luogo meraviglioso, elegante, particolare, pieno di vita.

E con il paesaggio viene modificato quel modo di rappresentare la Sicilia ed i Siciliani. La diversità, tra la rappresentazione scenica e la realtà, la caratterizzazione di aspetti sociali più generali di come invece vengono proposti come tipici della Sicilia e del Meridione, diventa uno stereotipo da sfatare. La terra siciliana non è semplicemente violenta ed inospitale, così come fatta vedere dalla passata filmografia, ma al contrario pur vivendo di quei problemi comuni anche ad altre realtà e luoghi, ha gente capace di lottare, di saper dominare i conflitti sociali, di avere inventiva, di saper dominare la natura, di saper interpretare le nuove istanze sociali, di saper produrre.

Scicli con le riprese cinematografiche diventa così inconsapevolmente artefice di un cambiamento culturale e di un modo di vedere la realtà siciliana che come nel paesaggio, con i colori unici, con le sue bellezze architettoniche e con le sue espressioni artistiche mira a riscattare quell'immagine confusa e oscura cui nel passato certi film ci avevano abituati a vedere.


Giuseppe Carestia


 


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